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Ministero del Lavoro e politiche Sociali

Con la procedura di accreditamento, le Regioni individuano gli Organismi formativi, con sedi sul territorio regionale di competenza, abilitati a realizzare attività formative finanziate con risorse pubbliche nel rispetto della programmazione della propria regione.
La singola Regione:
Regione Toscana (dove Anea ha sede legale)
Individua altresì gli organismi formativi, con sedi sul territorio della regione Toscana, abilitati a realizzare in Toscana le attività riconosciute di cui all’art. 17 della L.R.T. 32/2000 e sue modifiche, nonché ad erogare le attività di formazione per utenti singoli che beneficiano di strumenti di finanziamento a domanda individuale (voucher, buoni, etc.), salvo specifiche diverse disposizioni e condizioni contenute nei bandi a voucher. La Regione Toscana regola il sistema di accreditamento regionale, in attuazione della LR 32/02 e del Regolamento di esecuzione (DPGR 47/03 e sue modifiche) ed in coerenza con gli indirizzi definiti dal decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 166 del 25.05.2001, applicando il presente dispositivo dei requisiti e sistema procedurale al fine di promuovere nel sistema regionale dell’offerta formativa il conseguimento di standard minimi di qualità, a garanzia dell’utenza e di una corretta gestione dei fondi pubblici. L’accreditamento per la realizzazione di attività formative finanziate con fondi pubblici ha validità anche per realizzare attività riconosciute ai sensi della L.R.T. 32/2002 articolo 17. per la quale Anea è accreditata

Ministero dello sviluppo e dell'Economia

Il ruolo delle Associazioni Professionali


La legge individua un particolare ruolo per le associazioni professionali (articolo 2). Ad esempio:

  • non hanno vincoli di rappresentanza esclusiva (es. possono esistere più associazioni per la stessa attività professionale) nè scopo di lucro
  • hanno il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche per agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza

Inoltre:

  • garantiscono trasparenza delle attività e degli assetti associativi, dialettica democratica tra gli associati, l’osservanza dei principi deontologici e una struttura organizzativa adeguata alle finalità dell’associazione
  • promuovono la formazione permanente dei propri iscritti e adottano un codice di condotta (art. 27 bis del Codice del Consumo)
  • vigilano sulla condotta professionale dei loro associati e stabiliscono le sanzioni derivanti dalla violazione del codice di condotta

Legislazione italiana ed UE in ambito delle  Discipline naturali

Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e il progetto europeo Lannoye del 1997 invitano gli Stati membri a collaborare per istituire e riconoscere la figura del Naturopata, uniformandosi all'attitudine mondiale condivsa e sempre più spiccata di apertura alle Discipline Bio Naturali.

In questo contesto l'Italia ha assistito alla proposta di diverse leggi e provvedimenti regionali, concepiti dal Piemonte, Liguria, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, quest'ultima con una legge espressamente dedicata alla Naturopatia.

Già al 1996 risale la Proposta di Legge Berselli, Gasparri, Bono, volta al riconoscimento delle principali terapie non convenzionali, esercitate da operatori non mediche, e al superamento di una logica della salute dagli schemi semplicistici di “rottura-riparazione”.

Al 2001 risale il Progetto di Legge Pecoraro Scanio, che sottolinea l'aspetto primario della cura, della prevenzione e del mantenimento dello stato di benessere delle professioni sanitarie non convenzionali, esercitate da operatori non medici, individuando al contempo la necessità, di fronte a un fenomeno culturale e sociale in notevole crescita, di inserire nell'ordinamento giuridico un nucleo di norme in grado di assicurare un quadro minimo di garanzie per operatori ed utenti.

Al 2003 risale la Delega al Governo per la Disciplina delle Professioni Sanitarie Non Mediche, che affida al Governo il compito di individuare i criteri per il riconoscimento delle nuove professioni, anche dietro proposta regionale, sulla base di valutazioni scientifiche del Ministero della Salute, insieme ad esperti della Conferenza Stato-Regioni, definire le sfere di attività ed eventualmente accorpare figure professionali con caratteristiche comuni. Al contempo subordina l'esercizio dell'attività sanitaria al conseguimento di un titolo di abilitazione nazionale, rilasciato dopo il supermaneto di un esame di Stato, salvaguardando la validità dei titoli già acquisiti. Al contempo il Disegno di Legge prevede che le Regioni, per le professioni per cui non esista un Albo professionale, istituiscano registri appositi.

Al 2005 risale l'elaborazione del Progetto di Legge Lucchese, sulle discipline non convenzionali e sulla naturopatia, che intende far luce sul ruolo soprattutto educativo e preventivo della figura del Naturopata, proponendo l'istituzione di nuovi albi e l'entrata delle discipline bionaturali nelle Università.

Del 2006 è il Progetto di Legge Pellegrino-Zanella, che sottolinea l'aspetto olistico dell'approccio bio-naturale e la vocazione prevalentemente di promozione della salute e della qualità della vita, salubre e rispettosa dell'ambiente.

Sempre al 2006 risale l'approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del Progetto di Legge Mastella sul riconoscimento delle associazioni professionali, coinvolgendo un numero rilevante di nuove professioni, fra i quali i professionisti delle Discipline Bio Naturali.

Il compito di legiferare sulle nuove professioni spetta allo Stato, secondo il Decreto La Loggia del 2006, anche se si riconosce il ruolo delle Regioni di stimolazione ed ispirazione della legiferazione, in linea con l'esperienza europea ed internazionale.

E' invece del 2007 il “Decreto Legislativo n. 206 del 9 novembre 2007, “Attuazione della Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania”.

In base al disposto di cui all’art. 26, all'elaborazione di piattaforme comuni, proposte da altri Stati membri, partecipano le autorità competenti, sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli ordini, i collegi o gli albi, ove esistenti, e, in mancanza, le associazioni rappresentative sul territorio nazionale; se si tratta di professioni non regolamentate in Italia, le associazioni rappresentative sul territorio nazionale.

Per le professioni non regolamentate, quindi, saranno sentite le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale, che saranno preventivamente sottoposte al vaglio del Ministero della Giustizia e del Ministero delle Politiche Comunitarie, sentito il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Ancora per le professioni non regolamentate viene varata la Legge 4/2013, grazie al Colap - coordinamento delle libere associazioni professionail di cui il nostro Presidente è socio Fondatore e membro del Consiglio Direttivo Nazionale. Sempre a giugno 2013 viene pubblicata la nuova Norma UNI 11491 che definisce le competenze.


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